L’onda d’urto di un femminicidio non si esaurisce mai nel perimetro della coppia, ma si propaga come un sisma che rade al suolo interi nuclei familiari. Il caso di Federica Torzullo, uccisa ad Anguillara Sabazia nel gennaio 2026 dal marito reo confesso Claudio Carlomagno, ne è la testimonianza più atroce: una tragedia che ha generato una catena di morte culminata nel suicidio dei suoceri della vittima.
Federica è stata uccisa con 23 coltellate nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026. Pochi giorni dopo la confessione del marito, i genitori di quest’ultimo, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, sono stati trovati impiccati nel giardino della loro villetta. In un biglietto lasciato all’altro figlio, i due hanno espresso l’impossibilità di reggere il peso di quanto accaduto.
Questo tragico epilogo solleva il velo sui “danni collaterali” che colpiscono le famiglie d’origine, troppo spesso dimenticate dalla narrazione pubblica.
L’analisi criminologica e psicologica evidenzia come il femminicidio inneschi tre tipologie di “vittimizzazione” familiare:
- L’annientamento della famiglia dell’assassino: I genitori del carnefice si trovano a gestire un paradosso emotivo devastante: il dolore per la perdita della nuora e la vergogna per un figlio trasformatosi in omicida. Il peso dello stigma sociale e la “gogna mediatica” spesso spingono questi soggetti verso l’isolamento o il gesto estremo, come accaduto ad Anguillara.
- La distruzione degli orfani: Al centro della macerie restano i figli; in questo caso, un bambino di 10 anni che, in pochi giorni, ha perso la madre, il padre (in carcere) e i nonni paterni. Gli orfani di femminicidio affrontano traumi cumulativi: dalla perdita dei riferimenti affettivi alla precarietà economica e legale.
- La vittimizzazione secondaria: Le famiglie della vittima spesso subiscono il dolore di narrazioni che tentano di “giustificare” il carnefice o, al contrario, le famiglie dell’assassino vengono investite da una colpa “ereditaria” che la legge non riconosce, ma la società sì.
Il suicidio dei coniugi Carlomagno ha spinto la Procura di Civitavecchia ad aprire un fascicolo per istigazione al suicidio, focalizzandosi sulla violenza dei commenti social e sulla pressione mediatica insostenibile.
Il femminicidio non è un atto isolato, ma un fenomeno strutturale, che affonda le radici in una cultura del controllo e del possesso. Tuttavia, quando l’epilogo coinvolge anche chi non ha premuto il grilletto o impugnato il coltello, diventa evidente che il danno non è solo individuale, ma un collasso sistemico della rete sociale e familiare.
N.C.


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