La terra del Monferrato, solitamente silenziosa e laboriosa, si è risvegliata nel gelo di un dolore che non trova spiegazioni umane. Il femminicidio di Zoe Trinchero, strappata alla vita a soli 17 anni a Nizza Monferrato, non è solo un fatto di cronaca nera: è una ferita aperta nel corpo della nostra comunità e, in modo particolare, nella sensibilità di noi donne e credenti.
Il “No” che diventa martirio della libertà.
Zoe era una ragazza che cercava la sua strada tra il lavoro al bar della stazione e un percorso di crescita personale. La sua “colpa”, agli occhi del suo carnefice, è stata l’esercizio del diritto più sacro: quello di dire “no”. Come donne cattoliche, non possiamo che leggere in questo rifiuto un atto di dignità che meritava protezione, non violenza. Il suo corpo, ritrovato in un canale dopo essere stata colpita e strangolata, grida giustizia verso un’idea di possesso che nulla ha a che fare con l’amore.
La nostra Diocesi di Acqui è stata colpita al cuore. Zoe non era un nome distante, ma una giovane che stava vivendo un percorso di catecumenato. Monsignor Luigi Testore ha espresso con forza lo sgomento di una Chiesa che si interroga sulle proprie responsabilità educative.
L’urgenza educativa: Il Vescovo ha richiamato la necessità di investire con maggiore decisione nell’educazione all’affettività e al rispetto. Non basta più parlare di amore; bisogna insegnare ai nostri giovani a gestire il rifiuto e la fragilità.
La comunità diocesana si è stretta attorno alla madre di Zoe, che ai funerali ha chiesto aiuto per “non sentire solo rabbia”. È una richiesta di preghiera e di senso che sfida la nostra fede.
Una riflessione necessaria.
Come donna di fede, sono consapevole che ogni vita è un dono di Dio. Il femminicidio di Zoe ci costringe a guardare in faccia il “patriarcato” non come uno slogan, ma come una cultura del controllo che ancora infetta i nostri territori. La risposta non può essere solo l’indignazione del momento. La nostra missione, nelle parrocchie e nelle famiglie, deve essere quella di testimoniare una relazione tra generi basata sulla reciprocità e sul riconoscimento dell’altro come persona, mai come oggetto.
Giovanna Ventura


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